Palestina: il problema è chi denuncia, non ciò che accade?

Mentre a Gaza continua la tragedia umanitaria e in Cisgiordania proseguono violenze e occupazione, una parte del dibattito politico sembra avere un’altra priorità: screditare chi denuncia le violazioni dei diritti umani.

Prima Francesca Albanese, relatrice speciale ONU, bersaglio di campagne di delegittimazione e richieste di dimissioni. Ora Navi Pillay, già Alta Commissaria ONU per i diritti umani, presidente di una Commissione d’inchiesta su Israele e Palestina e appena insignita del Nobel per la pace 2026. Anche lei travolta da attacchi politici, fino agli insulti che evocano la propaganda nazista.

Naturalmente, le loro conclusioni possono essere discusse e contestate. Ma servirebbero argomenti, non campagne denigratorie.

Il paradosso è grottesco: mentre si discute dell’opportunità di chiamare le cose con il loro nome, si finisce per ignorare le cose stesse.

Non occorre considerare Albanese e Pillay infallibili per riconoscere che il diritto internazionale deve valere per tutti. Anche quando le sue conclusioni risultano scomode ai governi e ai loro alleati.

E forse dovremmo preoccuparci più delle violazioni denunciate che di chi ha il coraggio di denunciarle.

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