Scheda del personaggio → · Barbaro, istinto del Gigante, livello 3
Teschio ha sempre saputo che il mondo lo considerava pericoloso.
Il problema è che, crescendo, ha imparato a dargli ragione.
Nel bosco
Nato dall’unione tra una donna orchessa e un uomo umano, Teschio trascorse la propria infanzia lontano dalle città, ai margini di un grande bosco, vicino a un piccolo villaggio halfling. Suo padre era un boscaiolo, un uomo abituato alla fatica e alle poche parole. Sua madre aveva conosciuto la schiavitù prima che quell’uomo la liberasse e le offrisse qualcosa che per lei sembrava ormai impossibile: una vita propria.
Insieme avevano costruito una casa, una famiglia e una piccola esistenza lontana dai problemi del mondo. Per Teschio, quella era tutta la realtà che esisteva.
Conosceva il rumore degli alberi mossi dal vento, l’odore della legna appena tagliata e i sentieri nascosti tra le radici. Conosceva le stagioni, la fatica e la soddisfazione di un lavoro portato a termine. Conosceva molto meno le persone.
Suo padre non lo portava quasi mai nei villaggi o nelle città. Preferiva lasciarlo al sicuro nel bosco, senza spiegargli davvero il motivo di quella precauzione. Teschio non capiva. Ma non insisteva.
Le rare occasioni in cui uscivano insieme erano dedicate alla caccia. Talvolta inseguivano animali, altre volte uomini ricercati. Suo padre gli insegnò a seguire tracce, a muoversi senza farsi notare e a riconoscere il momento in cui era necessario agire.
Soprattutto, gli insegnò che possedere la forza non significava avere il diritto di usarla contro chiunque. Era una lezione importante.
Una lezione che Teschio avrebbe impiegato molto tempo a comprendere.
La notte degli orchi
Poi, una notte, la tranquillità del bosco finì.
La casa venne assalita da un gruppo di orchi. Quando sua madre gli ordinò di fuggire, Teschio non riuscì immediatamente a capire il pericolo. Gli aggressori somigliavano a lei. Per un istante, pensò che forse avrebbero potuto riconoscerlo come uno di loro.
La risposta fu una pioggia di frecce.
Teschio scappò.
Lasciò dietro di sé la casa, il bosco e le uniche persone che avessero mai rappresentato una famiglia. Continuò a correre finché non incontrò un halfling ferito lungo la strada. Si chiamava Tod.
Quando lo vide avvicinarsi, Tod ebbe paura. Teschio riconobbe immediatamente quello sguardo. Era il motivo per cui suo padre non lo portava nei villaggi, il motivo per cui sua madre aveva preferito una vita lontana dal resto del mondo.
Ma questa volta qualcosa fu diverso.
Invece di allontanarsi, Teschio si chinò e aiutò l’halfling. Gli disse che era un amico.
Forse, in quel momento, non sapeva ancora cosa significasse davvero esserlo. Ma decise che lo avrebbe imparato.
La promessa
Tod rimase con lui, diventando una presenza tanto improbabile quanto indispensabile. Un piccolo compagno di viaggio accanto a un guerriero enorme, capace di ricordargli che esistevano cose per cui valeva la pena combattere senza necessariamente distruggerle.
Da quel momento, Teschio fece una promessa. Avrebbe usato la propria forza per proteggere. Non sempre ci sarebbe riuscito.
Ad Anthusis e oltre
Durante i suoi viaggi arrivò ad Anthusis, dove un assurdo torneo di pesca finì per trascinarlo in una vicenda ben più oscura. Un anziano che non riuscì a salvare gli lasciò una casa e, sotto quella casa, un passaggio verso rovine popolate da goblin, scheletri e misteri.
Lì incontrò persino una fiamma impossibile, sospesa sopra una pozza d’acqua, che sembrava opporsi alla sua stessa presenza.
Ma i nemici più difficili non erano sempre quelli nascosti nei sotterranei.
Gorum e i dubbi
Teschio aveva trovato in Gorum, il dio della guerra, un ideale che comprendeva istintivamente. Il coraggio dello scontro, la forza dimostrata in battaglia, la determinazione di chi non indietreggia davanti a un avversario.
Eppure, a Blackwater Crossing, quella convinzione cominciò a incrinarsi.
La violenza legata alla tratta degli schiavi non aveva nulla dell’onore che aveva imparato ad associare alla guerra. Le sue azioni lo portarono a confrontarsi con l’anatema del proprio dio e con una domanda che non aveva mai considerato seriamente.
Esiste una differenza tra combattere e limitarsi a distruggere?
Quando i pirati attaccarono, Teschio trovò nuovamente una battaglia da affrontare senza esitazione. Si lanciò sul ponte nemico e affrontò Rax con tutta la propria forza, abbattendolo con un colpo memorabile.
Ma neppure quella vittoria cancellò i suoi dubbi.
Ad Azir, in un santuario nascosto, affrontò una prova dedicata a Gorum. Non cercò scuse. Non domandò indulgenza. Dimostrò di avere ancora la forza e la volontà necessarie per sostenere le proprie convinzioni. Superò la prova.
Eppure, qualcosa era cambiato.
Oggi
Teschio continua a preferire le soluzioni dirette. Impugna un’enorme ascia a due mani, porta una seconda lama sulla schiena e difficilmente rinuncia a uno scontro quando crede che combattere sia necessario.
Non è diventato un filosofo, e probabilmente non ne ha alcuna intenzione. Ma dietro la sua furia esiste ancora il bambino cresciuto nel bosco, il figlio di una donna che aveva conosciuto la schiavitù e di un uomo che gli aveva insegnato a proteggere ciò che conta. E c’è ancora Tod, a ricordargli che la forza può essere anche una promessa mantenuta.
Il mondo continuerà probabilmente a considerarlo un mostro. Teschio non può impedirlo.
Può soltanto decidere cosa fare della forza che possiede.
Perché un’ascia può abbattere un nemico.
Ma è la scelta di quando sollevarla a distinguere un guerriero da ciò che tutti temono.
Scheda del personaggio
Barbaro · Istinto del Gigante · Livello 3