Schede → · 9 figure contro il gruppo · ☠ = morto
Mare e interessi: Ace Ventura · ☠ Rax Varran «Vele Nere» · L’intermediario degli ex padroni · ☠ I taglieggiatori del molo · La corriera dai capelli rossi
Pirati e marinai: I marinai fedeli ad Ace · I pirati dei Ceppi
Armati senza bandiera: Gli intrusi del magazzino
Legione Pura: ☠ Karif Al-Sun
Ace Ventura: Il prezzo di essere sempre il capitano
Nelle cronache: Ex capitano della nave su cui il gruppo si imbarcò. Fu detronizzato dall’ammutinamento, liberato da Sirius durante lo scontro con Rax e lasciò combattere gli altri finché il rischio non fu passato. Provò a prendersi la nave dei pirati, ma si accontentò della sua vecchia nave. Con le sue parole finali lasciò una promessa non troppo velata di rivedersi. Ha poi fatto recapitare alla Compagnia, tramite una corriera dai capelli rossi, una lettera (il cui testo non è riportato in cronaca) e la copia di un pegno firmato da Rax Vele Nere sulla sua nave, a garanzia di un prestito: sostiene di aver comprato quel diritto e di esserne ora il proprietario, ed era sorprendentemente certo che il gruppo fosse ad Azir. Sirius si è arrabbiata moltissimo e ha promesso di fargliela pagare. Teschio, con Sapienza: Legge (Legal Lore), ha osservato che, vero o no, un diritto del genere difficilmente verrebbe riconosciuto fuori dai Ceppi.
Ace cominciò come marinaio su piccole rotte commerciali dell’Obari e del Mare Interno. Non era particolarmente coraggioso, ma sapeva leggere le persone. Aveva la rara abilità di far sentire ogni interlocutore l’unico di cui si fidasse davvero. Negli anni imparò che carichi, uomini e informazioni si spostavano attraverso gli stessi intermediari; una rotta che rendeva poco con merci legali poteva diventare molto redditizia con accordi mai riportati nei manifesti.
Ottenuto il comando di una nave, Ace si costruì un’identità fatta di scherzi, familiarità e improvvise prove di autorità. I marinai nuovi lo trovavano divertente. Quelli che restavano abbastanza a lungo capivano che il suo buonumore finiva quando veniva messo in discussione un guadagno. Il traffico di persone divenne per lui una categoria contabile, e proprio questa distanza dalle conseguenze rese possibile continuare.
L’ammutinamento gli costò la nave più grande, parte del prestigio e molti uomini, ma non la memoria dei favori che gli devono mercanti e funzionari. Ora non vuole soltanto denaro: vuole dimostrare che la sconfitta non ha cancellato il suo diritto a comandare. Agisce attraverso proposte convenienti, intermediari e mezze verità.
Obiettivo: ricostruire una rete commerciale e recuperare influenza sul vecchio equipaggio, preferibilmente senza esporsi direttamente.
Paura: essere ricordato come un uomo sconfitto da persone che considerava passeggeri ingenui.
«Capitano non è chi tiene il timone. È chi sa cosa succede quando lo lascia.»
I marinai fedeli ad Ace: L’equipaggio che non si ammutinò
Nelle cronache: Durante l’ammutinamento a Blackwater Crossing alcuni marinai restarono con Ace e si opposero al gruppo; altri lo abbandonarono o cambiarono fazione. I loro destini individuali non sono definiti.
Erano uomini dell’equipaggio che accettavano o tolleravano i traffici del loro capitano, per profitto o per paura.
Durante l’ammutinamento alcuni si opposero ai personaggi; altri abbandonarono Ace o cambiarono schieramento.
☠ Rax Varran «Vele Nere»: La seconda ombra sul timone
Nelle cronache: Capitano pirata dei Ceppi. Affrontò il gruppo durante l’abbordaggio, tentò di staccare le due navi per isolare chi combatteva sul suo ponte e cadde sotto il colpo di Teschio. La sua nave è ora del gruppo, che ne conserva le vele nere.
Rax crebbe nei Ceppi, tra racconti di capitani che avevano trasformato navi sgangherate in domini personali. Da ragazzo non sognava ricchezze infinite: desiderava che nessuno potesse più ordinargli dove andare. Imparò presto che, in mare, il comando non è un titolo permanente ma una fiducia fragile, rinnovata a ogni pericolo. Rax risolse il problema affidandosi alla paura.
Divenuto capitano, cercò bersagli facili e occasioni di guadagno più frequenti della gloria. I suoi uomini rispettavano la sua efficacia e temevano le sue reazioni. Partecipò consapevolmente a traffici poco leciti, anche quando coinvolgevano persone ridotte a merce: non era un innocente tradito, ma un predatore.
La battaglia con gli avventurieri fu per lui il momento in cui il controllo assoluto si spezzò: Teschio lo sconfisse e la nave cambiò bandiera. Chi lo conobbe parla ancora di un uomo che sembrava appartenere a quello spazio di caos, salsedine e ferro come se fosse nato lì dentro.
Obiettivo: in vita voleva soltanto il controllo assoluto.
Paura: perdere il comando e, con esso, il proprio posto in mare.
Scheda di Rax Varran «Vele Nere» →
I pirati dei Ceppi: Vele nere sul mare
Nelle cronache: Abbordarono la nave del gruppo, convinti di prenderla in pochi istanti, e si trovarono a combattere in difesa. Dopo la morte di Rax la loro coesione crollò: alcuni cedettero, altri finirono tra i superstiti. Quanti ne furono sconfitti non è definito.
Facevano parte dell’equipaggio di Rax, attratti dal prestigio del capitano e dalla prospettiva del bottino.
Dopo la morte di Rax la loro coesione crollò: alcuni cedettero, altri finirono tra i superstiti.
L’intermediario degli ex padroni: Le catene scritte in piccolo
Nelle cronache: Intermediario che ad Azir rivendica, per conto degli ex padroni, i beni e i diritti legati alle famiglie che Mina e Kael cercano di mettere al sicuro. Il suo nome non è ancora emerso in cronaca.
Nato a Cheliax in una famiglia di amministratori al servizio di società commerciali, imparò il linguaggio delle procure, dei debiti e delle clausole penali prima di quello delle armi. Era orgoglioso della propria precisione: credeva che chi non comprendeva un contratto non avesse il diritto di lamentarsene.
L’Editto di Emancipazione del 4722 AR, che abolì formalmente la schiavitù in Cheliax, non segnò per lui una crisi di coscienza ma una trasformazione del mercato. Dove prima c’erano persone considerate proprietà, ora comparivano debiti di viaggio, anticipi salariali, alloggi vincolati e penali che rendevano la libertà difficilmente esercitabile. Non aveva inventato il sistema; divenne però particolarmente abile nel renderlo presentabile. In Rahadoum non può difendere apertamente pretese di proprietà su persone, ma può creare controversie su beni, crediti e documenti.
La resistenza di Mina e l’intervento di Kael sono per lui una seccatura seria: se una famiglia riesce a dimostrare l’illegittimità delle pretese, altre potrebbero fare lo stesso.
Obiettivo: mantenere la propria rispettabilità e continuare a controllare debiti, certificati e rivendicazioni.
Paura: che le sue carte diventino prove contro di lui invece di strumenti di potere.
«Non vendo persone. Faccio valere obblighi che hanno firmato.»
☠ I taglieggiatori del molo: Il molo che presenta il conto
Nelle cronache: Sei malviventi senza divisa pretesero cinque monete d’oro di «tassa di ormeggio» dalla nave appena arrivata ad Azir. Il gruppo rifiutò di pagare e li attaccò, con l’aiuto di Lysa e Joric: il capo cadde sotto lo spadone di Teschio e i fuggitivi furono raggiunti e uccisi. Nessuno dei sei è sopravvissuto. Secondo Jabril Mesk erano membri della cosiddetta Fratellanza della Bitta Nera: nessuno aveva mai avuto le prove per incastrarli, perché la gente aveva troppa paura per testimoniare. Lui e Izet sapevano già chi li aveva uccisi, e quasi li ringraziano.
Questa banda non nacque da un grande disegno criminale. All’inizio era un gruppo di lavoratori che conosceva i punti morti dei registri portuali: moli sorvegliati male, cambi di turno e capitani appena arrivati che non sapevano distinguere una tassa vera da una inventata. Le prime estorsioni furono piccole. Quando nessuno reagì, divennero un’attività regolare.
Non controllava l’intero porto di Azir e non possedeva una struttura militare. Viveva nelle zone dove l’autorità è visibile ma tarda a intervenire: chiedeva somme modeste, minacciava ritardi alle merci e sfruttava l’imbarazzo dei mercanti che preferiscono pagare piuttosto che discutere.
L’incontro con la nave degli avventurieri cambiò gli equilibri. La richiesta di cinque monete d’oro si trasformò in una battaglia pubblica, e i sei che si presentarono sul molo erano uomini che avevano scelto la preda sbagliata. Se la Fratellanza della Bitta Nera ha altri membri, non si sono ancora fatti vivi; la Legione Pura sa chi ha ucciso i sei e, per bocca di Jabril, non sembra intenzionata a farne un caso.
«Questa banchina costa. Pagate e nessuno perde tempo.»
La corriera dai capelli rossi: Consegno solo documenti
Nelle cronache: Poco prima dell’alba è salita a bordo con il cappuccio calato, finché non le è stato chiesto di abbassarlo. Spark e Sirius l’hanno ricevuta nella cabina del capitano: «Consegno solo documenti. Non sono venuta a discutere il loro contenuto. Ma chi li ha spediti era sorprendentemente certo che foste qui.» Il mittente, a descrizione, è Ace Ventura. Il contenitore sigillato si è aperto dopo Individuazione del Magico (Detect Magic) e alcune prove contro le trappole: conteneva la lettera di Ace e la copia del pegno firmato da Rax. Il suo nome non è ancora emerso in cronaca.
Non è noto da dove venga né da quanto lavori per Ace. Si presenta come un semplice tramite e rifiuta di commentare ciò che consegna; nulla, finora, indica che sia ostile al gruppo.
Ruolo: tramite tra Ace Ventura e la Compagnia.
«Consegno solo documenti.»
Gli intrusi del magazzino: Quattro armi nel rifugio
Nelle cronache: Quattro uomini armati irruppero nel rifugio clandestino mentre il gruppo indagava e furono neutralizzati. Il loro legame con Karif, con la rete religiosa o con altri trafficanti non è accertato.
Un gruppo di uomini armati penetrò nel rifugio clandestino durante le indagini del gruppo.
Il loro legame preciso con Karif, la rete religiosa o altri trafficanti non è accertato nelle cronache.
☠ Karif Al-Sun: Il fervore dell’uomo senza dèi
Nelle cronache: Ufficiale intransigente della Legione Pura, coinvolto nella vicenda del magazzino e dei guaritori clandestini. Arrivò con le sue guardie dopo l’irruzione nel rifugio. Non uscì vivo dal magazzino: il suo corpo fu sepolto insieme a quello degli altri. Per Izet era «una spina nel fianco»; ufficialmente risulta scomparso insieme ad alcuni dei suoi uomini.
Karif crebbe in una famiglia convinta che le Leggi della Mortalità fossero il risultato più grande della storia rahadoumi. La sua prima educazione fu fatta di racconti sulla dipendenza dei mortali dalle volontà divine e sui conflitti che quel dominio aveva lasciato dietro di sé. Quel passato, a forza di essere ripetuto, smise per lui di essere una lezione e diventò una minaccia sempre presente.
Si arruolò nella Legione Pura per difendere il diritto delle persone a scegliere senza intermediari soprannaturali. Il giovane Karif era diligente e coraggioso; segnalava abusi anche quando gli costavano la simpatia dei superiori. Con gli anni, tuttavia, cominciò a interpretare qualunque eccezione come il primo passo verso il crollo dell’intero ordinamento. Il suo zelo gli procurò piccoli successi amministrativi e inimicizie sempre più numerose.
Izet riconosceva che sapeva lavorare, ma lo considerava incapace di vedere persone dove lui vedeva categorie giuridiche. Quando apprese dell’assistenza clandestina offerta da Suora Mahel, Karif non si domandò anzitutto chi venisse curato: volle dimostrare che quell’opera infrangeva la legge. Ciò che resta di lui è la sua interpretazione inflessibile della missione della Legione: memoriali, colleghi e conoscenti possono tornare a complicare le scelte di Izet e del gruppo.
Obiettivo: in vita desiderava eliminare ogni tolleranza verso le pratiche religiose clandestine.
Paura: che un’eccezione ammessa pubblicamente rendesse vano tutto ciò che Rahadoum aveva costruito.
«Le eccezioni sono il nome elegante che diamo alla resa.»
Le schede di gioco