Zavorra, lanterne e un diario che non vuole scrivere

Incontro notturno al porto di Azir

Cronache di Rahadoum — Sei cadaveri da far sparire, un diario che rifiuta l’inchiostro e una notte di incontri al Molo dei Salatori.

Né Celebi né Kael si sono fatti vivi. Il primo è ancora a contare radici all’oasi, il secondo a inseguire carte bollate, e a Spark, Sirius e Teschio è toccato gestire da soli il dopo-battaglia. Il dopo-battaglia, a Azir, non è mai noioso.

Il testimone più veloce di Azir

La mattina era iniziata sotto i “migliori” auspici. E i sei corpi sul molo non erano passati inosservati: qualcuno, attirato dal clangore, aveva visto tutto ed era sparito prima che qualcuno potesse chiedergli la strada per il commissariato. Joric, che a quanto pare ha preso l’abitudine di essere salvato e di salvare la nave a giorni alterni, era al settimo cielo.

Il diario che rifiuta l’inchiostro

La nave è appena salpata quando Nima, insieme a Lysa, prende da parte gli eroi per una confidenza. Un giorno, mentre era al timone e lo puliva e lo lucidava, aveva notato un’alcova con un diario dalle pagine bianche. Aveva anche capito che spostarlo creava problemi alla guida, e da allora si era ben guardata dal toccarlo.

Gli eroi non si fidano della sola parola e vogliono vedere. Tolgono il diario: il timone non risponde più ai comandi. Dopo alcuni tiri, tra cui Religione, capiscono che il diario è legato a una persona o a un oggetto, e che il legame disturba la guida. Provano a scriverci: qualunque cosa, l’inchiostro non prende. Alla fine lo rimettono anche loro al suo posto, e il timone torna docile come prima.

Funerale con zavorra

Poi il problema pratico: sei cadaveri e nessuna voglia di spiegarli. La soluzione della Compagnia è andare al largo e appesantirli per bene prima di salutarli.

Parte della ciurma, in particolare gli ex schiavi come Galick, fa notare che quei sei erano gentaglia, ma che il modo in cui erano stati massacrati, e poi sbarazzati, lascia a desiderare. L’indignazione morale dura il tempo di un inventario: prima di buttarli a mare, gli eroi li saccheggiano. Totale del bottino: 30 monete d’oro, due spade corte, quattro pugnali, due bastoni e due armature di cuoio. Le 30 monete, come al solito, finiscono nel sacco di Spark.

Il faro, senza gradini ballerini

Dopo il funerale la nave fa rotta sull’Isola del faro, dove la Compagnia aveva lasciato i pezzi del Guardiano e i cristalli. Li recupera tutti. E scopre una novità: le magie di protezione di prima, come quella che muoveva i gradini, non ci sono più. Per la prima volta nessuno scalino ha provato a far cadere qualcuno.

Il primo stipendio

Tornati a riva, la Compagnia spende un po’ di quel bottino per comprarsi la simpatia dell’equipaggio. Spark versa 10 monete d’oro alla ciurma per le spese di prima necessità, e Sirius ci aggiunge altre 5 monete d’oro, sempre con l’intento di carpire i loro favori. Il primo stipendio della nave è arrivato con un funerale in mezzo, e nessuno ha avuto l’ingenuità di fingere che fosse un caso.

Jabril, il burocrate più comprensivo di Rahadoum

Ad accoglierli c’è Jabril Mesk, che chiarisce subito che lui e Izet sanno benissimo chi ha ucciso i sei. Ma, aggiunge, erano gentaglia della cosiddetta Fratellanza della Bitta Nera, e nessuno aveva mai avuto le prove per incastrarli, perché la gente aveva troppa paura per testimoniare. Quasi quasi ringrazia.

Poi il conto: «l’amicizia va in entrambi i sensi». Izet vuole che la Compagnia recuperi Rashad, scomparso nel campo a nord, verso il confine con il Cheliax.

Alle tre di notte, alla terza campana

I tre aspettano fino alle due prima di andare a vedere chi li aspetta al Molo dei Salatori. Alla terza campana, nessuno. Dopo dieci o quindici minuti spunta dal mare un barchino con tre lanterne e tre halfling a bordo. Una di loro è Talia Brumacqua, della Bellflower Network, con la domanda di rito: avevano liberato quelle persone perché era giusto, o perché servivano contro Ace? Gli eroi rispondono con onestà, citando Kael, che di schiavitù non vuole nemmeno sentir parlare.

Talia cerca aiuto per sei halfling trattenuti in un complesso tessile di Westcrown. Tra loro c’è Neris Tervin, e i nostri collegano il cognome a quello di Mina, la tessitrice che Kael sta aiutando. Naturalmente non dicono niente a Talia. Lei si offre di unirsi alla ciurma se la rotta porta a Westcrown. Spark le chiede di aspettare quindici giorni per sbrigare delle commissioni, senza dire quali (spoiler: Rashad). Talia accetta, a patto di essere aiutata.

Il messaggero che leggeva i messaggi

A metà discorso Sirius sente un rumore dietro una cassa. Un «chi va là!», una figura in fuga, Teschio all’inseguimento e un bambino acchiappato per le spalle: è quello del biglietto, e scoppia a piangere. Talia si mette una mano in faccia: «Gli avevo detto di non leggere il messaggio, ma è sempre troppo curioso».

Il bambino è Nabil Seran, detto Fischio, memoria fotografica e lavoretti da spia per non pesare sulla famiglia. Talia lo rassicura spiegando che gli eroi non fanno male, anche se alcuni sono brutti, e qui guarda Teschio. Sirius, dal canto suo, pensa che la fiducia di un bambino si compri a poco prezzo e gli mette in mano 3 monete d’argento. Nabil potrebbe servire in ciurma, se i genitori lo lasciano andare. La Compagnia ci pensa, ma non adesso.

Consegno solo documenti

Poco prima dell’alba sale a bordo una donna dai capelli rossi che dice di chiamarsi Zaira Nerem, con il cappuccio calato finché non le viene chiesto di abbassarlo. Spark e Sirius la ricevono nella cabina del capitano: «Consegno solo documenti. Non sono venuta a discutere il loro contenuto. Ma chi li ha spediti era sorprendentemente certo che foste qui». Il mittente, a descrizione, è Ace Ventura.

Dopo un Detect Magic e qualche tiro anti-trappola, il contenitore si apre: una lettera di Ace e la copia di un pegno firmato da Rax Vele Nere sulla sua nave, a garanzia di un prestito. Ace sostiene di aver comprato il diritto e di essere ora il proprietario. Sirius si arrabbia tantissimo e promette che gliela farà pagare. Teschio, con Legal Lore, osserva che, vero o no, un diritto del genere difficilmente verrebbe riconosciuto fuori dai Ceppi.

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